Di enti pubblici e testate giornalistiche

Postato da Appello per L'Aquila il 09/01/2016 | 0 commenti

Molto rumore e reazioni sta producendo la notizia riguardante la delibera della ASL L’Aquila-Avezzano-Sulmona, che ha destinato 76mila Euro a 16 tra testate web e televisioni locali per “servizi di comunicazioni”. Sono seguite infatti richieste di chiarimenti sulla vicenda da esponenti politici fino al presidente dell’ordine dei giornalisti. Che un’azienda pubblica si avvalga di servizi erogati da testate giornalistiche è cosa normale.
E quindi a noi sembra che il primo punto da chiarire sia se quelle somme siano per prestazioni di servizi effettivamente resi o delle “prebende” distribuite a pioggia.
Leggendo la delibera sembra che si tratti del secondo caso: se si fosse trattato di acquisto di servizi si sarebbero quantomeno indicate delle quantità minime: quanti spot? quante interviste e redazionali? qual è l’arco temporale in cui dovranno essere erogati i servizi? Nulla di tutto ciò è specificato, magari sarà scritto nei contratti stipulati con le singole testate. Anche perché nella delibera è indicato che il pagamento sarà corrisposto previa rendicontazione delle attività svolte. Quanti spot, interviste, redazionali serviranno per essere pagati? Dove è indicato? Bene ha fatto il presidente dell’ordine Pallotta ha richiedere questi chiarimenti.
Il secondo punto riguarda come le testate presentano ai propri lettori questo genere di contenuti. E’ infatti fondamentale informare se un contenuto è libera espressione della testata o è un servizio a pagamento. Le due cose vanno distinte nettamente, come stabilito dal codice deontologico, per evidenti ragioni di correttezza nei confronti dei lettori. Detto ciò nelle interviste, negli articoli, nei redazionali è stato evidenziato che si trattava di servizi a pagamento oppure sono stati fatti passare come contenuti giornalistici? La domanda non è da poco: ne va della credibilità di quello che leggiamo e guardiamo ogni giorno, della funzione fondamentale della stampa in una democrazia compiuta.
Purtroppo questo malcostume è in uso ormai da anni anche in ben più rilevanti testate a diffusione nazionale. E’ anche per questo, oltre che per lo scandaloso stato di perenne precarietà in cui vivono i giornalisti più giovani, che l’informazione nel nostro Paese è in uno stato comatoso.

In ultimo: un manager pubblico che ha questa concezione della stampa può rimanere al suo posto? La domanda è lecita anche dopo le dimissioni volontarie del 31 dicembre scorso, visto che si sente parlare di nuovi incarichi al dott. Silveri nel settore sanitario stranamente anche da parte di quelle forze politiche che fino a qualche tempo fa lo attaccavano con virulenza. Per noi è una cosa assolutamente da scongiurare, per quest’ultima vicenda e per tutta una serie di nefandezze che hanno caratterizzato la gestione della ASL in questi anni.

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