Abstract Urbanistica

Postato da Appello per L'Aquila il 21/01/2012 | 1 commenti

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Il compito di questo gruppo di lavoro è di una difficoltà straordinaria, come lo sarà in questo campo quello della futura amministrazione.
C'è da dire innanzitutto che si tratta di un gruppo aperto a tutti, e non solo ai tecnici, dal momento che l'urbanistica è la disciplina che progetta lo spazio in cui si vive e dunque deve rispondere ai bisogni della collettività intera.
Nel nostro lavoro preliminare siamo partiti dalla storia di questa città, non per un semplice esercizio intellettualistico, ma per capire la sue evoluzione così come gli errori del passato, fino a quello più recente. Solo in questo modo, noi che abbiamo rifiutato l'idea di una new town, una nuova città, possiamo immaginare una città nuova, o meglio rinnovata, che sappia correggere anche quegli errori e guardare al futuro.
L'Aquila è città di fondazione, straordinario esempio, a suo tempo, di pianificazione urbanistica.
Oggi siamo di fronte al compito di rifondare questa città, rinnovarla, ricucire le sue tante ferite, mantenere un'identità unitaria da ritrovare nei luoghi in cui incontrarsi e riconoscersi: i centri storici della città e dei borghi; allo stesso tempo dare qualità e vivibilità alle vecchie e nuove periferie, renderle possibilmente belle; ricucire il tessuto urbano, in una città che è diventata di fatto policentrica, e dunque affrontare il problema chiave di una mobilità sostenibile; infine, ma non ultimo, coniugare il progetto della città futura con le esigenze del presente (per es. rivificando da subito i centri storici, anche con soluzioni temporanee, e dando risposte immediate ai bisogni di socialità): si tratta di sfide enormi, ma ineludibili.
Già prima del terremoto L'Aquila soffriva di vari problemi, legati al rapporto irrisolto col territorio, alla mobilità, alla sua espansione avvenuta all'insegna della speculazione edilizia che aveva dato vita a periferie senza qualità.
Il terremoto ha causato lo svuotamento dei centri storici e in qualche caso la loro quasi totale distruzione.
L'emergenza, con il proliferare di nuove costruzioni pubbliche e private, temporanee e durevoli, ha determinato una crescita disordinata che pare tuttora inarrestabile e che rischia di compromettere in modo irreparabile la possibilità di restituire alla città e ai suoi abitanti degli standard accettabili in termini di vivibilità, di qualità della vita, di sostenibilità.
L'Aquila si sta trasformando in una gigantesca periferia, una «non città», anonima e disordinata. La sua frammentazione genera consumi energetici insostenibili, disfunzioni economiche e scarsa qualità della vita.
Speculazioni di tutti i tipi sono una minaccia costante. E' chiaro che dobbiamo invertire la rotta.
La città e il territorio devono essere considerati beni comuni non negoziabili (nell'esclusivo tornaconto di pochi). Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva della popolazione, ne sono i custodi e i garanti. È questo il pilastro su cui deve essere rifondato

il governo del territorio. Un governo che dovrà innanzitutto superare gli strumenti normativi d'emergenza.
In quest'ottica di fondo, le nostre attenzioni si sono soffermate su alcuni principi, alcune linee guida, probabilmente non esaustivi, ma per noi sicuramente prioritari per ripensare questa città:
tutelare gli insediamenti storici:
che non vuol dire pedissequamente “dov'era com'era” ma piuttosto salvaguardia del tessuto storico conservando e recuperando tutto quello che è possibile, modificando quando è necessario con il coraggio di inserire elementi nuovi e di qualità; restituzione di funzione agli edifici ed agli spazi, che nella fase di ripristino non deve necessariamente essere quella originale; il recupero, infatti, pone il riuso come premessa e la conservazione come conseguenza. E quando parliamo di conservazione intendiamo anche conservare le nostre radici culturali;
GARANTIRE la SICUREZZA non solo nella ricostruzione degli edifici, ma anche, per es. nel piano delle aree per la sicurezza o ancora nella tutela del territorio, per es. dal punto di vista idrogeologico;
garantire ai cittadini e ai nuovi residenti che arriveranno i diritti fondamentali all'abitazione, ai servizi alla mobilità.
bloccare l'espansione urbana e tendere a ridurre a zero il consumo di suolo ai fini insediativi; il che non significa ovviamente che non si costruirà più, ma che si dovrà invece investire risorse per MIGLIORARE il tessuto urbano della città e delle frazioni (dando risposta, attraverso il censimento dell'esistente, agli effettivi bisogni) e per riqualificare le vecchie e nuove periferie rendendole vivibili e sostenibili;
SALVAGUARDARE il suolo agricolo – già così tanto compromesso dalla cementificazione dovuta alle nuove costruzioni – e rivalorizzare l'economia del settore primario;
Favorire la riconversione tecnologica ed ecologica del territorio: il che significa incentivare un'economia che guarda al futuro, permettendo, attraverso il risparmio energetico ottenuto , di liberare risorse che potranno essere nuovamente investite per la riqualificazione del territorio.

Tutto questo non si potrà realizzare senza quello che consideriamo un elemento chiave: la PARTECIPAZIONE attiva e consapevole dei cittadini.

Da un punto di vista metodologico, faremo tesoro di tutto quello che la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione, in termini di nuovi sistemi di pianificazione del territorio, in grado di combinare la procedura di progettazione e design con i potenti strumenti digitali oggi disponibili. Allo stesso tempo, poiché non vogliamo costruire un libro dei sogni, faremo tesoro di tutte le buone pratiche dei comuni virtuosi in vari ambiti, dalla trasparenza amministrativa, alla progettazione urbanistica partecipata, dalla rinuncia al consumo di suolo alle azioni per il risparmio energetico. Tutte queste cose sono possibili e in molti casi sono state realizzate con successo.
La sfida della ricostruzione, nel senso più ampio del termine, è innanzitutto una grande sfida culturale. Noi intendiamo accettarla, con tutta l'energia, l'amore, il coraggio di cui siamo capaci.

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