Gran Sasso: considerazioni e proposte

Postato da Appello per L'Aquila il 01/10/2015 | 0 commenti

Sulla questione del turismo ci sembra che manchi un vero dibattito pubblico informato, troppo spesso trasformato in propaganda pubblica disinformata che sfocia nella mortificante contesa tra “quelli che vogliono cementificare tutto” e “quelli che non bisogna toccare un filo d’erba”. Chiaro che continuando così l’unico risultato è l’immobilismo.
Proviamo quindi a dare il nostro contributo perché si sviluppi un dibattito su basi documentali e non emozionali.

In premessa, si nota che il primo errore nei dibattiti è che alla parola turismo venga associata, in una sorta di riflesso condizionato da interessi politici, solo e unicamente la montagna e di conseguenza il Centro Turistico (CTGS), come se il turismo sia solo quello montano e l’ambiente montano sia a sua volta solo quello gestito dal CTGS.
In questo intervento anche noi commettiamo lo stesso errore, lasciamo da parte gli altri turismi, che saranno oggetto di successive proposte, per occuparci solo di quello montano. Ma un corretto ragionamento dovrebbe integrare i vari elementi.

1. Il Piano di Invitalia da 52 milioni di euro: numeri da metropolitana e aeroporto
Non si può non partire dal piano di sviluppo elaborato da Invitalia, solo fosse per il fatto che prevede ben 40 milioni di euro di investimenti pubblici per il CTGS. Chi ha letto il progetto (in quanti l’hanno fatto?) ha potuto notare che, essendo un’analisi solo aziendalistica, ha i limiti connaturati a questo modello, con l’obiettivo unico, peraltro perseguito in modo maldestro, di “far tornare i conti” per giustificare la redditività di investimenti cosi importanti. Nel piano si prevedono afflussi giornalieri di 15.000 persone in inverno e 10.000 in estate. E’ realistico tutto ciò? Se si parte dai dati delle montagne vicine fino ad arrivare a Madonna di Campiglio, una delle principali stazioni del Paese con afflussi medi di 6.000 persone in inverno con picchi giornalieri di 13.000, si capisce che dette stime sono chiaramente irrealistiche. Una sciatteria nell’analisi presente in molti altri degli assunti dello studio di Invitalia a partire dalle presunte ricadute occupazionali.
Compiere queste osservazioni è essere contro il turismo montano o piuttosto il tentativo di impedire orrori di spreco di denaro pubblico come per la metropolitana e l’aeroporto? Ricordate le decine di migliaia di passeggeri giornalieri previsti per la metropolitana o in 100mila viaggiatori l’anno per l’aeroporto? Le storie non insegnano nulla?

Il progetto è poi decontestualizzato rispetto al territorio. L’area presa in considerazione è soltanto la montagna e prescinde dalla corona territoriale della città capoluogo e dei comuni che compongono la rete socio-economica. Questo tipo di analisi, pertanto, ha lo stesso difetto dei piani elaborati precedentemente.
La gran parte degli investimenti sono concentrati sopra quota 2.000 metri quando è noto, e una “montagna” di studi lo dimostrano, che è al di sotto di quella quota che c’è il reale potenziale di sviluppo.
E’ sconcertante che quando si fanno notare questi dati e suggerire che, prima di investire risorse, una sana politica pubblica dovrebbe approfondire le analisi, i bisogni e le aspettative, la risposta dell’amministrazione sia “con questo metodo non si farà mai nulla!”. Con i “loro” metodi invece, senza un minimo di studi alla base, si buttano soldi in aeroporti chiusi (se avesse mai aperto).
E’ poi assolutamente inaccettabile che sia stato bandito un avviso pubblico di interesse per i privati su quel piano di Invitalia senza un reale confronto, nemmeno in consiglio comunale.
Le argomentazioni fin qui portate non sono di carattere ambientale ma economico: per quanto ci riguarda vogliamo assolutamente che si facciamo degli investimenti, con la massima sostenibilità ambientale, ma a ragion veduta: con questi numeri quelli proposti sono destinati al fallimento.

Proposta n. 1: la politica non deve affidare analisi a chi “dice quello che si vuol sentir dire” ma a strutture che stimino un quadro realistico della realtà che permetta di assumere decisioni informate.
Si potrebbe quindi affidare uno studio su dati, numeri, su quantità e qualità dell’offerta e sulla domanda turistica effettiva e potenziale alla nostra Università e al Gssi, vista anche la presenza di un corso di alta formazione proprio sull’argomento. Da dove vengono, chi sono, quale preferenze hanno, che si aspettano i turisti oggi e soprattutto quelli potenziali di domani? Da qui si deve partire, e non dalle sensazioni dei viaggi in camper del nostro sindaco. Dibattito informato quindi per fornire strumenti anche a chi vuole investire (vale per il comune ma anche per gli imprenditori e gli artigiani).
Lo studio dovrebbe valutare anche le ragioni degli scarsi risultati ottenuti con gli investimenti dei fondi europei per il turismo degli anni scorsi per non ripetere gli stessi errori (lo stesso discorso vale per i fondi del 4% sulla ricostruzione per lo sviluppo economico: gli strumenti che sono stati utilizzati finora hanno gravemente fallito. Ma a questo dedicheremo un apposito intervento).
Decideranno i tecnici quindi cosa fare? No, il loro compito sarà quello di fornire informazioni accurate necessarie al decisore pubblico per compiere scelte di investimento consapevoli. Le decisioni devono essere precedute da un ampio percorso di partecipazione che porti a una visione condivisa di dove si vuole andare e metta in rete tutti i soggetti coinvolti. Senza tutto ciò le azioni, come ampiamente sperimentato, non riescono nemmeno a partire. Il percorso che proponiamo quindi non è dovuto a una sorta di “ideologia della partecipazione”, ma è l’unico modo perché finalmente le cose si facciano davvero, per bene e in tempi certi.
Le scorciatoie per portare presunti risultati prima della fine del mandato elettorale non funzionano e producono solo danni irreparabili.

Proposta n. 2: qualunque sia la direzione che si vorrà intraprendere, alcune azioni sono ineludibili e debbono essere compiute immediatamente avendo già la disponibilità economica necessaria. Ci riferiamo, per esempio, alla ristrutturazione dell’albergo e dell’ostello di Campo Imperatore, dell’hotel Cristallo, all’acquisto dei battipista, all’installazione di sistemi di sicurezza per chi frequenta la montagna, alla creazione di snow-park, di impianti per lo sci da fondo e altri piccoli investimenti per aumentare intelligentemente da subito l’offerta di attività in inverno e in estate. Investire sulle escursioni di media e alta montagna, il fuori pista, la mountain bike, il trekking, le visite guidate per scolaresche e appassionati della natura, dei paesaggi naturali, storici e architettonici. Senza scordare il ripristino del decoro e della pulizia, più volte denunciato dalla presenza di immondizie varie a Campo Imperatore. Chiamasi incuria amministrativa che non può avere alcuna giustificazione.
Quindi, al di là dei piani faraonici, perché in questi anni, con i soldi in cassa, queste azioni non sono state realizzate? Cosa aspettiamo?
Non ci dimentichiamo naturalmente dell’altra opera assolutamente necessaria. Le Fontari.

2. La sostituzione delle Fontari: il paradigma di come andare a sbattere in faccia al muro e non fare le cose
“Sostituire: Cambiare una persona o una cosa con un’altra persona o cosa, che va a prendere il suo posto” – Dizionario italiano Sabatini-Coletti.

Che gli impianti delle Fontari vadano sostituiti nessuno lo ha mai messo in dubbio.
Per raggiungere l’obiettivo la strada intrapresa dal Comune la si può valutare dai risultati che dicono che per il terzo anno consecutivo i lavori non partiranno. Una costante di questa amministrazione: soldi a disposizione ma incapacità progettuale e di spesa, vale per i 35 mln per la sede unica comunale e per i 48 mln per la ricostruzione delle scuole. Intanto si continuano a pagare affitti onerosi per le sedi comunali e manutenzioni dei Musp (e delle Fontari).
“E’ colpa degli ambientalisti, del Parco, di piani orditi da chi sa chi non vuole lo sviluppo della montagna!” sono le grida classiche di discolpa. No, si tratta solo di scelte sbagliate che portano a questi non-risultati.
Non si è voluto procedere ad una sostituzione ma alla realizzazione di un vero e proprio impianto con diversa localizzazione e di lunghezza di molto superiore all’esistente. Scelta che potrebbe essere anche condivisibile: se sto investendo magari cerco di migliorare le cose (il com’era dov’era non ci ha mai trovato d’accordo). Ma allora, prima di fare quel bando di gara, bisognava essere coscienti delle autorizzazioni che la normativa impone per la realizzazione di impianti del genere e della relativa tempistica necessaria.
Per la realizzazione di un nuovo impianto, perché di questo si tratta, serve la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Vale ricordare che le norme che hanno portato alla VIA sono una conquista di tanti decenni di battaglie e sensibilizzazione ambientalista. Non permettono più, per esempio, di costruire i vari eco-mostri anni sessanta senza che ci sia sostenibilità ambientale. Oggi per qualcuno sono un intralcio allo “sviluppo”? Ritorniamo indietro culturalmente di 40 anni?
Parrebbe di si, se si considera che nel bando delle Fontari non è previsto lo smantellamento del vecchio impianto! Incredibilmente, con attuazione zero del concetto di sostenibilità, buono solo in campagna elettorale, si è emesso il bando di sostituzione che non prevede lo smantellamento del vecchio impianto ma consente alla ditta di inserirlo solo come proposta migliorativa (“L’offerta potrà prevedere lo smontaggio della seggiovia RC05 esistente”). Se nessuna delle due ditte partecipanti al bando fa questa proposta, in vecchio impianto resta li ad arrugginire …

Proposta n. 3: visto che in questo modo le nuove Fontari sono una chimera a tempo indeterminato, proponiamo un nuovo bando di gara che prenda spunto dal progetto del 2013, magari migliorandolo, ma senza incorrere in criticità di impatto ambientale. Una scelta di pragmatismo se si vuole che almeno nel 2016 siano pronte.
Inoltre nel bando dovrà essere previsto come obbligo per l’aggiudicatario, e non come facoltà, lo smontaggio della vecchia seggiovia. Il bando può uscire già a novembre, essere aggiudicato a febbraio per iniziare i lavori a primavera, come si fa in tutte altre stazioni (solo da noi si lavora in inverno in alta quota).

3. Il Parco: come trasformare un valore in un problema (politico)
L’incapacità politica sta scaricando le sue colpe sul Parco come se fosse quello il problema. Per noi è e sempre sarà un valore aggiunto per questo territorio e il suo progresso economico e culturale.
Partiamo dalla nomina del nuovo presidente: per noi vale il concetto di competenza e basta. Non crediamo infatti che Enti e società partecipate debbano essere dirette da personaggi che nulla sanno dell’argomento. E’ uno dei mali del nostro Paese e che il precedente direttore del Parco sieda oggi nel Cda della Rai ci appare folle. O sei competente di ambiente o di televisione. Per questo abbiamo votato contro (gli unici) l’indicazione del Consiglio comunale del dott. Trifuoggi quale nuovo presidente del parco. Non per sfiducia nella persona, anzi, ma perché non crediamo che un ex-magistrato possa avere le competenze per ricoprire quel ruolo. Vogliamo, al di là dell’aspetto territoriale che poco conta, una persona “competente e appassionata” che sappia fornire i giusti indirizzi al Parco e alla crescita della cultura della montagna nel nostro territorio.

L’Ente Parco infatti, grazie alle sue funzioni istituzionali, per le competenze che vi lavorano, per la sua funzione di cerniera tra le diverse realtà territoriali, dovrebbe essere assolutamente coinvolto nell’elaborazione del piano per lo sviluppo turistico integrato. E’ un bacino di saperi e sensibilità, è una risorsa, l’opposto di un problema.
A chi pensa che il turista cerchi solo impianti, che sono pur necessari, sfugge che un territorio offre prima di tutto la sua cultura diffusa tra la popolazione. Ecco perché il primo requisito per diventare la “Capitale della montagna” sono azioni, a partire dalle scuole, che facciamo conosce e amare prima di tutto a noi aquilani le nostre montagne. Praticare sport ma anche saper riconoscere una pianta. E anche per questa educazione ambientale il Parco può essere decisivo. E’ per questo che i vari festival sulla montagna sono delle azioni che vanno nella giusta direzione se non lasciate isolate.

Proposta n. 4: per la presidenza del Parco come requisito venga scelta una persona competente della materia. Stesso discorso vale naturalmente anche per il Centro Turistico, visto che i risultati dicono che deve finire la stagione dei nominati “amici del sindaco”.
Coinvolgere fin da subito l’Ente Parco come uno degli attori principali nell’elaborazione del piano per lo sviluppo integrato.

4. Appunti per un piano integrato
Come abbiamo già detto indirizzi di sviluppo consapevoli potranno essere formulati solo dopo uno studio accurato che analizzi quantità e qualità dell’offerta e della domanda turistica attuale e potenziale. Di seguito delle considerazioni in forma di appunti.

– La montagna per gli aquilani non è solo un possibile fattore di crescita economica ma uno dei pochi luoghi di svago e socialità rimasti dopo il sisma. La montagna è di tutti e a tutti deve essere accessibile al di la delle possibilità economiche. Per favorire una cultura della montagna cittadina quindi è assolutamente necessario che chi gestirà gli impianti, che sia il pubblico o il privato, debba applicare tariffe agevolate ai residenti nel nostro comune. Di questa misura sociale nell’avviso pubblico del Comune non c’è traccia.

– La funivia è e deve rimanere trasporto pubblico. Per questo riceve contributi annuali dalla Regione che sono una delle poche entrate per il Centro turistico. Non siamo contrari “tout court” alle privatizzazioni ma trasporti, acqua e rifiuti devono rimanere di proprietà e di gestione pubblica. Chiamatela pure scelta ideologica, per noi è una condizione imprescindibile affinché quei servizi essenziali, beni comuni, siano accessibili a tutti i cittadini e rispondano a logiche di servizio e non di profitto. Quindi va bene, sotto determinate condizioni, privatizzare la gestione degli impianti ma non quella della funivia.

– E’ necessario creare sinergie, e non competizione, con il versante teramano e con i centri della conca aquilana per potenziare la capacità di generare flussi turistici anche in considerazione che le due DMC di Teramo e L’Aquila si sono unite, costituendo una rete che se realizzata può rappresentare uno stimolo ulteriore al dinamismo turistico.

– Il Piano dovrebbe avere come obiettivo quello di estendere l’areale del turismo a tutti i comuni che facevano parte delle tre Comunità Montane, con lo scopo di fare massa critica, sia in termini quantitativi che qualitativi, dell’offerta turistica.
Prevedere finanziamenti mirati, e mai a pioggia, per una rete di piccole infrastrutture, per le piccole imprese e gli artigiani. A volte infatti le microstorie, con passione e competenze, generano risultati e creano cultura del territorio. Partire dalle esperienze che, nei fatti, hanno scritto piccole storie di successi è un metodo che spesso è molto più efficace dei mega investimenti. Insomma dare un contributo agli operatori turistici che vogliono investire e modernizzare, sulla base di un piani d’impresa credibili.

– E’ imprescindibile investire nella cultura dell’accoglienza: incentivare la formazione di professionalità e operatori professionalizzati, funzione che deve essere svolta dalle scuole alberghiere e per il turismo e dalle scuole a indirizzo linguistico. Nella giornata del jazz la città ha dato una pessima prova di accoglienza: l’amministrazione non ha predisposto bagni chimici, servizi di raccolta rifiuti, un razionale piano di parcheggi e i negozi nella quasi totalità sono rimasti chiusi. Tornereste con la vostra famiglia in una città dove non sai dove parcheggiare, andare in bagno è un dramma, non sai dove buttare una carta o comprare un prodotto tipico e se vuoi mangiare o bere qualcosa devi fare una fila di mezz’ora?

– L’attuazione di queste condizioni potrebbe innescare un volano di altre attività private connesse al sistema turistico che per ora o non ci sono o sono molto marginali e insignificanti (prodotti alimentari, artigianali e agenzie turistiche). Queste attività vanno incentivate nella consapevolezza che debbono far parte di un sistema complessivo.

– Annualmente va stilato un cartellone unico per gli eventi, ricorrenze, sagre, iniziative culturali e musicali ed enogastronomiche, coinvolgendo le Pro Loco e le associazioni comunali.

– Un’idea non è buona a prescindere ma secondo il contesto in cui la si inserisce. Per esempio il progetto nel centro storico di una “Museo Casa della montagna”, di per se affascinante, presuppone che si voglia far diventare la nostra città la porta di accesso alla montagna, funzione che oggi è più appannaggio dei piccoli centri. E’ la scelta giusta? Se si, quali azioni e investimenti sono necessari perché ciò avvenga?

In ultimo una considerazione che non può essere sottaciuta. Il turismo contribuisce oggi per meno dell’1% all’economia cittadina. Ragionando in grande, con politiche pubbliche virtuosissime, possiamo porre come obiettivo massimo il raggiungimento del 6% dell’incidenza del settore in città. Sono dati di fatto, chi pensa o vuole far credere che “vivremo di turismi”, presto si scontrerà con la realtà che, è noto, ha la testa dura.
Questo significa che non vale la pena investire nel turismo? Ovviamente no, ma serve a ricordare che nel modulare le risorse a disposizione occorre conoscere le potenzialità, anche inespresse, di ogni settore per non commettere errori di valutazione che pregiudichino il futuro di tutti noi.

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