Il coraggio di cambiare

Postato da Appello per L'Aquila il 30/04/2012 | 0 commenti

Fin dai primissimi giorni subito dopo il terremoto, il modello di gestione dell’emergenza che è stato impostato sul nostro territorio è stato quello di un’imposizione di scelte, prese dall’alto e da fuori il nostro territorio, da un’autorità superiore e incontestabile: Bertolaso, Berlusconi, Gabrielli, Letta, Cicchetti, Chiodi.
In una parola DICOMAC: dipartimento di comando e controllo, così com’è stato chiamato il luogo da cui i commissari operavano le loro scelte (nota bene, una caserma della guardia di finanza davanti la quale è sempre stata vietata ogni forma di manifestazione).
Questa impostazione della governance ha di fatto trasformato, agli occhi dei cittadini del cratere , la ricostruzione in una gentile concessione, quasi un regalo, un’elemosina, che gentilmente ci verrà concessa dall’alto; nel frattempo noi dobbiamo aspettare pazientemente, senza disturbare il manovratore, e soprattutto prodigandoci in ringraziamenti di fronte agli annunci e alle promesse, che si ripetono ormai da 3 anni. Chi protesta, non è d’accordo o chiede di poter dire la propria o dare il proprio contributo è un ingrato, o è di parte.
L’imposizione e l’accettazione di questo modello sono passate per momenti precisi: il divieto di assemblea e volantinaggio nelle tendopoli, l’assistenzialismo diffuso e generalizzato (aiuti a pioggia e non secondo i reali bisogni), mancanza totale di trasparenza e partecipazione nelle scelte, repressione del dissenso, clientelismo e frammentazione della comunità e del suo tessuto sociale.
Il nodo di fondo è che se

questo modello si è impiantato stabilmente nel nostro territorio e nel nostro futuro, frenando e imbrigliando le forze migliori e la grande operosità che la nostra comunità poteva esprimere, la prima responsabilità è la nostra. Non siamo stati in grado di esprimere con forza e coesione un’unica voce, che rivendicasse per la nostra comunità il DIRITTO a decidere su come ricostruire (perché la ricostruzione è un nostro preciso diritto non una concessione).

A mio avviso però la prima responsabilità di questa mancanza di coraggio e di volontà di tenere la comunità unita e a testa alta, sta in gran parte nella nostra amministrazione comunale e nel sindaco.
Non solo non si è saputo valorizzare le forze migliori e più attive del nostro territorio, che fin da subito chiedevano spazi e ascolto, ma ci si è chiusi in un ottuso centralismo, lontano dai cittadini e dai loro problemi reali, dando ascolt

o solo a pochi “amici” più o meno importanti.

Ma la responsabilità più grave è senza dubbio quella di aver avallato e favorito questo modello di imposizione delle scelte dall’alto, con “l’adozione” di un “protettore” individuato dal nostro sindaco niente meno che in Gianni Letta, più volte elogiato e definito “il garante della ricostruzione”. Parliamo dello stesso Gianni Letta che ha cercato di favorire l’acquisizione di appalti da parte delle cricche di Piscicelli, Balducci e di chi rideva la notte del terremoto.
Lo stesso Gianni Letta che attraverso Guido Bertolaso (che Letta è arrivato a definire “santo”) ha cercato in ogni modo di favorire le speculazioni di cricche di affaristi, a scapito del nostro territorio, e nel completo silenzio dell’autorità prefettizia (Gabrielli) e soprattutto della nostra amministrazione comunale e del nostro sindaco (che a Bertolaso ha perfino scritto una lettera di solidarietà).
Nessuno nasconde le enormi difficoltà che questa amministrazione ha dovuto affrontare, con mezzi davvero esigui, ma non si può dimenticare il fatto che non si è saputo né voluto scegliere la parte dei cittadini e della comunità, per essere uniti nella difesa del nostro territorio e dei nostri beni comuni; ma si è preferito invece affidarsi al potente di turno, favorendo così l’instaurazione di un modello che non potrà mai funzionare, come ancora oggi a distanza di 3 anni ben si vede, perché L’Aquila e i comuni e le frazioni del cratere, non potranno mai essere ricostruite senza il ruolo attivo e protagonista dei suoi cittadini.
Per questo oggi appaiono ancora più ipocrite le promesse e i proclami, di chi non ha mai neanche provato a discutere la propria idea di ricostruzione e rinascita del territorio, forse proprio perché a guardar bene, le idee e le energie per rifondare L’Aquila ed il suo territorio questa classe dirigente, non le ha, e non le ha per mancanza di competenza e preparazione (non solo), ma innanzitutto perché non è più in grado di far fiorire e valorizzare quanto di meglio questo territorio e la sua popolazione hanno da offrire, a partire dai giovani.
Per questo oggi se la nostra comunità vuole provare a rifondarsi, deve trovare il coraggio di mettere in comune tutte queste esperienze e capacità, e vincere la paura di cambiare, perché cambiare in meglio si può, e bisogna provarci.

Mattia Lolli
candidato con la lista “Cambia musica” – Appello per L'Aquila
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