Progetti Case: i nodi vengono al pettine

Postato da ettore il 22/07/2014 | 2 commenti

La vicenda della citazione della Corte dei Conti nei confronti di alcuni esponenti dell’Amministrazione comunale impone un dibattito complessivo sulla gestione dei Progetti Case e le politiche di assistenza.
Il dato, oggettivo per chi ha un minimo di onestà intellettuale e politica, è il completo fallimento della gestione delle Case da parte del Comune: dalla riscossione degli affitti alle bollette pazze, per le quali dopo tre anni ancora non si riesce a stabilire un criterio per determinare i consumi, dall’acquisizione al patrimonio del Comune delle Case, senza alcuna documentazione su fidejussioni e garanzie assicurative, fino alle procedure per la manutenzione dei complessi edilizi che si vorrebbe affidare a una nuova società partecipata aumentando i costi a dismisura ed estromettendo, di fatto, i nostri artigiani dai lavori.
Tutte cose che segnalammo a suo tempo con forza nelle sedi opportune e sulla stampa. Battaglie basate su dati di fatto, non su opinioni, in cui da facili profeti prefiguravamo il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti. La nostra maggiore preoccupazione è che un’amministrazione così scellerata rischia di portare al default del nostro Comune, fallimento che ricadrebbe su tutti i cittadini.
Sinceramente non sappiamo se tutto ciò accada più per “mero calcolo politico”, come scrive la Corte dei Conti, o per una “gestione dilettantesca” come ebbe modo di ammettere l’assessore competente. Quello che ci è chiaro è che appena siamo entrati in Comune la situazione delle Case, per procedure e strumenti utilizzati, era completamente fuori controllo. Come si potevano gestire quasi 5.000 appartamenti senza una banca dati affidabile e con pile di faldoni di carte?
Purtroppo il modo di procedere è paradigmatico rispetto a tutta l’azione dell’Amministrazione: le decisioni vengono prese senza un’adeguata analisi preliminare che sembra essere estranea alla cultura di governo. La vicenda dell’aeroporto è in questo esemplificativa e la recente proposta di acquisizione dei MAP sembra improntata alla stessa pericolosa superficialità.
La norma per cui i morosi di due mensilità perdano il diritto all’assegnazione dell’alloggio è contenuta in due delibere comunali del 2011: è l’amministrazione stessa che stabilì questo criterio nonostante all’epoca anche influenti esponenti del partito democratico esprimessero il loro dissenso.
Quando oggi Cialente afferma che non sfratta nessuno contraddice e non applica una regola, a nostro giudizio sbagliata, stabilita dalla sua stessa Giunta non dai marziani.
Una decisione presa senza avere contezza della situazione e della sua reale applicabilità: all’epoca il Comune non conosceva nemmeno lo stato di occupazione degli alloggi e la composizione sociale ed economica dei residenti.
Per oltre un anno, da fine 2011 agli inizi del 2013, l’Amministrazione è rimasta inerme non preoccupandosi delle situazioni di morosità di comodo per molti e di necessità per pochi. Lasciando da parte i pochi realmente bisognosi, il non aver agito verso gli altri, la maggioranza che poteva pagare, è un’evidente ingiustizia nei confronti di tante famiglie che, anche a costo di sacrifici, hanno saldato regolarmente quanto dovuto.
Solo quando si è sentito il fiato sul collo della magistratura contabile si è deciso di agire: i numeri snocciolati in questi giorni fanno riferimento a inizio 2014 (326 morosi) ma nei mesi precedenti la situazione era ben diversa per numero di morosi, ben 871, e per la percentuale di quelli che non potevano realmente pagare che erano solo una minima parte.
Del resto fino a novembre 2013, ovvero prima dell’ultimo censimento, il Comune non conosceva il reddito dei nuclei ospitati dei progetti Case.
I morosi per necessità sono un grave problema sociale che va affrontato con provvedimenti appositi, chiari ed efficaci e non chiudendo un occhio sugli affitti. E’ una questione di politiche sociali da non confondere con l’assistenza alla popolazione: la casa è un diritto che deve essere garantito a tutti con procedure certe, quando è regolato dalle “pacche sulle spalle” toglie dignità alle persone e prelude al “buon rendere”.
Sentire oggi che il Progetto Case fu una scelta imposta all’amministrazione è poi francamente insopportabile visto che ci sono decine di dichiarazioni del Sindaco che affermano il contrario (“Abbiamo riqualificato le frazioni”). Ognuno ha il diritto di scegliere la propria linea difensiva ma evocare polizia e rivolte sociali per coprire le proprie responsabilità è, prima che politicamente, eticamente poco sostenibile.
Le politiche di assistenza, non solo alla popolazione ma anche alle attività produttive, dovevano essere selettive utilizzando la “microzonazione sociale del danno” proposta già nel 2009 da molti comitati cittadini. Invece si è proceduto, per non scontentare nessuno, con contributi “a pioggia” con il risultato di non mirare e incidere abbastanza sulle situazioni più bisognose.
Che questa amministrazione stia facendo danni è ormai certificato, se erariali non sta a noi stabilirlo.

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